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“L'INSEGNAMENTO DI LILITH”

LILITH ED IL SUO SIGNIFICATO SIMBOLICO

Dedicato a tutti coloro che non hanno ancora compreso chi è Lilith ed il suo Ruolo nella nostra vita. Ringrazio una persona a me cara, che mi ha fatto avere questo scritto. Assolutamente in linea con il lavoro di integrazione di Lilith che faccio con le persone che mi richiedono un Consulto od un Percorso Astrologico.

tratto da uno scritto di Anna Eszter Pataky


Se vuoi puoi ascoltare il brano letto da me al seguente link:


“L'INSEGNAMENTO DI LILITH”

Ascoltami attentamente! Sono io, sono venuta da te per raccontare la mia storia. Sono quella che tu non vuoi diventare, sono quella che ti fa paura, quella di cui dici: “io non potrei mai essere così”. Invece si, tu sei come me. Io vivo dentro di te, sono te, sono la tua sorella perduta, la tua sorella non ascoltata. Mi chiamo Lilith.

Ci sono cose che non sai, non sai che io ho dovuto andarmene. L’epoca della sorellanza era finita. L’epoca delle emozioni era finita. Solo così poteva cominciare il nuovo ciclo, il ciclo del razionalismo, dell’intelletto, il periodo maschile. Io ero troppo forte e la parte maschile era invece ancora così debole; se fossi rimasta non avrebbe mai potuto svilupparsi fino a scoprire i suoi poteri. Eravamo in un momento di rottura, di distacco. Eravamo all’inizio del percorso di allontanamento dalla Verità.

Così salii al cielo pronunciando il Suo nome, L’Ineffabile Nome. E per questo fui maledetta? No, no, sorella mia, tu mi hai maledetto. Perché l’intelletto ha paura di ogni incognita, di tutto ciò che arriva all’improvviso, delle emozioni. Ma io sono la furia, la rabbia, sono quello che non prevedi. Ti ho lasciato, sei rimasta senza di me e Adamo ha cominciato a pensare al tuo posto.

E così vivevi, separata da me, nascondendomi, ma io c’ero, c’ero comunque e tu lo sapevi. Venivo a trovarti di notte, quando facevi l’amore, quando eri disperata, quando eri arrabbiata. Mi portavi dentro di te in silenzio, non raccontando di me a nessuno. Sapevi che gli uomini hanno paura di me e anche tu avevi paura di me. Così mi hai fatto diventare un demone. Hai dimenticato come ero prima, mi soffocavi nell’ombra e così la mia rabbia cresceva, cresceva sempre di più. Avresti voluto ch’io non esistessi, ma quando scoppiavi dalla rabbia ti domandavi perchè. Quando eri infelice ti domandavi perchè. Quando non ti sentivi amata ti domandavi perchè. Ti rispondo io: perchè ti mancavo io, ti mancavo tanto.

E anche tu mi mancavi, ero arrabbiata con gli uomini, volevo unirmi a loro, ma loro mi avevano tolto il cuore, e così mi rimaneva solo il potere. E così possedevo, attaccavo, succhiavo e portavo via. Vagavo nel mondo furiosamente e quando qualcuno cercava di avvicinarsi a me, fuggivo veloce come il vento. Volevi tenermi nascosta, allora io mi nascondevo. Stando nascosta potevo colpire quando e dove volevo. Perche’ le paure che non guardi in faccia hanno più potere su di te. Mi chiamavano la dea che distrugge.

Chi nega se stessa, non prova amore per se stessa. Conosce il dolore. Dal dolore nasce la rabbia. Mamaria Eva non poteva essere arrabbiata. E Lilith non poteva essere accettata. Così avevi due possibilità: mi tenevi nascosta e soffrivi in silenzio oppure mi riconoscevi e la società rifiutava te. L’uomo aveva paura di te. Voleva conquistarti, controllarti. Cosi tu ti controllavi e mi nascondevi. Così il mio orgoglio cresceva a dismisura, ma non rimaneva niente per me, solo il vuoto potere della sessualità. Alcuni uomini e donne sono venuti da me: io li ho aiutati insegnando loro segreti e riti magici. Così divennero potenti e superbi perché avevano il mio sapere.

Ma credi veramente di essere stata solo vittima? Oh dolce sorella mia, ma dove ti stai nascondendo, quale maschera stai indossando. Sei la santa? La sempre perfetta? E i tuoi giochetti di potere? Le tue lacrime per piangerti addosso? Le tue moine da gatta morta? Le tue false timidezze? O anche la tua volontà di possedere, il tuo modo di imporre comunque la tua volontà, nascostamente, passivamente? E le tue manipolazioni? Tutti i momenti in cui non sei stata fedele a te stessa e hai incolpato gli uomini del tuo soffrire. Che colpa hanno loro, se il percorso lo hai scelto tu? Tu hai abbandonato te stessa. Ti hanno maltrattato, ti hanno bruciato? E tu? E tu che hai fatto? La tua vita era così piena di sofferenza e di dolore. Abbiamo sofferto, ma abbiamo anche fatto soffrire. Erano tempi difficili. Sono tempi difficili. Ma abbiamo imparato tanto, abbiamo lavorato tanto. Abbiamo sbagliato, siamo cascate diverse volte. Ma ora asciuga le tue lacrime e guarda avanti, urla fuori la tua rabbia e vai! Continua a camminare, anzi a volare. C’è un cammino da percorrere. Io ti aspetto e questa volta cammineremo insieme, fianco a fianco, tornando insieme alla Luce, complete. E’ passato tanto tempo per continuare ancora ad essere in guerra con gli uomini. E’ arrivato il tempo della pace. Il tempo per essere in pace con noi stesse e per perdonarci, per comprendere e per lasciare i nostri pesanti fardelli.

Ma ora ti racconto una storia: c’era una volta una giovane donna che mi portava in sè. Non voleva riconoscermi, ma sapeva che esistevo. Credeva di essere una santa, una brava ragazza, una con valori e idee ben chiari. Ma non era felice e non conosceva il vero amore. Una parte di lei rimaneva sempre distante, intoccabile. Un giorno conobbe un uomo e quell’uomo era in grado di vedermi. Aveva occhi puri. Mi cercava, mi chiamava, mi voleva. Ma io scappavo, non credevo che mi sarei mai potuta unire a lui.

Eravamo in tre: lui, la donna ed io. La donna non mi vedeva, ma credeva a quello che lui le diceva. Così incominciò a cercarmi, a chiamarmi. I suoi richiami erano deboli, non era abituata ad usare le sue sensazioni. Mi cercava con i sensi, ma la sua testa rimaneva tra le nuvole. Ma il suo amore era così forte che continuava a chiamarmi, a cercarmi, a provare a sentirmi. E l’amore dell’uomo era così forte che continuava a combattere contro miei poteri.

Così la donna un giorno riconobbe la sua rabbia. Riconobbe il suo odio. E riconobbe i pensieri che tenevano in gabbia le sue emozioni, le sue sensazioni. E così cominciò a costruire. E cominciò ad amare e ad essere felice. E a capire che essere brava non serve a niente.

Ma all’improvviso si chiuse, andò lontano, eresse di nuovo un muro. L’uomo la guardò e le domandò, “Ma che fai perché distruggi?” “Distruggo? Io? No.” E l’uomo: “Ma perché non vuoi stare bene, perché vuoi rimanere nella sofferenza?” “Sofferenza, quale sofferenza? Io voglio solo essere felice.” Gli rispose.

Ormai siamo così lontane da noi stesse che non riconosciamo nemmeno più il nostro soffrire e così ripetiamo il nostro vuoto mantra: “Voglio essere felice.” “Voglio essere felice.” Ma lei non era affatto felice.

Così la donna cominciò a domandarsi che cosa significa distruggere. Perché quando si trovava così vicina al suo uomo, scattava furiosamente la sua rabbia, cominciava a lamentarsi per ogni banalità e a sentire solo il peso della vita? E così mi vide. Vide quella che era fuggita dall’uomo e che non sapeva più amare. Vide quella che portava con sé solo rabbia. Quella che viveva nell’oscurità creando tempeste. Tempeste di veleno, di dolore e di sofferenza. Allora mi domandò perché la allontanavo dal suo uomo proprio quando si sentiva finalmente amata. Perché le negavo l’orgasmo proprio quando era più vicina a provarlo? Perché si ritrovava sola, spaventata dall’amore?

Perchè io sono sola, perchè io sono isolata e perchè io sono quella che non è più capace di amare.

E così andarono le cose: lei costruiva, io distruggevo, lui combatteva, lei combatteva, lei ricostruiva, io distruggevo ancora. Un giorno lei crollò, arrivò all’esaurimento, pregò, mi pregò di farle trovare pace. Non ce la faceva più a portarmi dentro di sè, non voleva più soffrire. Piangeva davanti alla loro casa. L’uomo le si sedette accanto: “Che fai? Perché sei furiosa con me? “ “Non sono io, è lei che parla attraverso di me.” “E che cosa vuole?” domandò l’uomo. “ Vuole te” gli rispose. “Sono qui, la ascolto.” “Vuole il tuo amore e il tuo perdono.”

E quell’uomo allora mi disse “Si”. Io divenni una cavalla impazzita, vidi tutto rosso, il cielo addensato di nubi, scappai, fuggii terrorizzata. Poi tornai. “Mi perdoni?” gli domandai. “Si, ti perdono.” E io piansi e caddi in ginocchio. Lo ringraziai. E per la prima volta mi sentii molto umile. Lui mi guardò, io ricambiai lo sguardo e per la prima volta mi sentii accettata. Lei sospirò, sorrise e il suo cuore si aprì a una danza.

Ti stai chiedendo quando mi neghi? Quando ti irrigidisci e dai una risposta educata, appresa da qualcun’altro. Quando segui la tua testa e le tue regole invece delle tue emozioni. Quando ti lamenti che il tuo uomo non ti ama. Quando gli dici che cosa deve fare e ti lamenti delle cose che non fa per te . Quando non segui i tuoi desideri erotici. Quando non ti tocchi. Quando non senti l’entusiasmo e l’euforia del vivere e dell’essere viva. Quando non senti che ogni momento è un forte orgasmo. Quando ti lasci andare solo alla sofferenza.

Ti stai chiedendo come agisce la mia forza di distruzione? Io porto disarmonia nel tuo rapporto e disarmonia nel tuo cuore quando non ti muovi in accordo con il tuo destino, allora la tua testa fischia e non capisci più niente e senti solo che vuoi rompere tutti piatti del mondo. O quando preferisci scappare da te stessa facendo l’amore senza godere, allora io vengo a chiudere i tuoi sensi. Allora fai l’amore, ma in realtà il tuo è solo desiderio di possesso, per soddisfare la tua incessante richiesta di attenzione, per cercare conferma della tua bellezza. Oppure non fai l’amore perché ti senti brutta, perché immagini che a lui non piaccia il tuo corpo. Ecco il sesso che soddisfa solo il tuo ego. Io distruggo ogni volta che ti lasci andare alla sofferenza, ogni volta che ti allontani dalla tua Anima e ti poni da sola dei limiti. Io distruggo quando non riesci a lasciare le tue vecchie abitudini, l’invidia, la gelosia, la superbia, l’egocentrismo. Io distruggo quando in te, donna e mamma insostituibile, prevale il desiderio di controllare tutto. Io distruggo quando è la tua mente che prevale su tutto il resto, arrivando prima dell’amore, dei sentimenti e della tua capacità di ascolto. Io distruggo quando non sei disposta a tuffarti nell’ignoto delle acque più profonde per giungere così a me.

E ancora ti stai chiedendo quando mi nascondi? Quando hai paura dalla tua stessa rabbia, quando non hai il coraggio di urlare. O quando urli, ma senza ragione. Quando neghi di essere furiosa. Prima di risponderti: “Ma no, io ho fatto pace con me stessa”, guarda bene nel tuo cuore e chiamami a voce alta!

Ah e come è finita la storia dell’ uomo e della donna? Stanno costruendo. Ogni giorno, ogni minuto è impegnato nella costruzione e verrà il tempo in cui anch’io mi unirò a loro.

Intanto ricorda: io sono te e tu sei me. Sono tornata, sono venuta di nuovo da te, per essere in te ed unirmi con l’uomo. Perché il ciclo è finito è cominciato il ciclo dell’equilibrio. La Regina del mezzogiorno è tornata.

(Anna Eszter Pataky)


“..e quindi uscimmo a riveder le stelle..”


Liana Celesti



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